venerdì 28 dicembre 2007

Incubo

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Sono solo 140 i chilometri che dividono la casa di città da quella di campagna ma possono diventare un incubo lungo 140 chilometri.
Si comincia, ancora prima della partenza con una battuta di caccia grossa. Loro lo sanno, loro lo sentono, loro si nascondono, diventano introvabili.
Loro chi? Le dolcissime Clio e Cini che si trasformano in iene ululanti non appena vengono inserite, a forza nei loro lussuosi trasportini.
Non appena l’auto si muove e non ha ancora percorso cento metri, la piccola, sensuale, elegantissima pantera Cini, fa la pipì.
Ecco allora che compare la borsa dell’ s.o.s: guanti monouso, fazzolettini umidificati, tappetino assorbente, sacchetto per raccogliere le deiezioni.
Si tira fuori la panterina che si aggrappa, a mo’ di koala al collo non senza prima avervi conficcato le sue unghie mentre la paciosa Clio se ne sta nella sua gabbietta, a pancia all’aria, ad urlare mao e meo.
Per concedere un poco di sollievo alle nostre orecchie, quando l’operazione “cambio tappetino” è conclusa, mentre il piccolo koala continua a tenere tenacemente le sue unghie nel mio collo, si permette anche a Clio di uscire. Lei è curiosa per cui se ne va in giro per il bagagliaio ad esplorare. Si siede accanto al finestrino e guarda fuori fino a quando, in un moto di affetto incontrollabile, viene ad accomodarsi sulle mie ginocchia. Io mi trovo così ad avere Cini aggrappata al collo e Clio sulle ginocchia.
A questo punto Cini, sente l’irrefrenabile desiderio di rientrare nella gabbietta ma solo per espletare un altro bisogno corporale, inebriandoci con il suo profumo. Si ricomincia da capo: borsa, koala….ecc….ecc.
Intanto la meta si avvicina, finalmente. Tutto finito??? Seeeeeee……..Manca ancora il vomitino finale di Cini che puntuale arriva a pochi chilometri dall’arrivo.
Si ricomicia da capo: borsa, koala…..ecc..ecc.
Quando siamo finalmente alla meta, io sembro uscita dai saldi londinesi mentre loro che fanno? Scorrazzano per la casa chiedendo con insistenza di mangiare.

martedì 4 dicembre 2007

Nebbia

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La nebbia agli irti colli…..no, qui non ci sono colli. C’è solo una collinetta, nemmeno tanto irta, venuta su a forza di camion che portavano la terra che avanzava dagli scavi che si fanno quando si costruiscono le case, tante case. Vengono su come funghi qui in città. Sembra che non bastino mai, le case.

La nebbia alla poco irta collinetta……no, non è poetico. La nebbia sì invece. Anche se non ci sono più i nebbioni di una volta, di quelli che proprio non vedevi nemmeno davanti al tuo naso e, che se eri in auto e seguivi i lumini dell’auto che ti precedeva, rischiavi di trovarti in un cortile perché quello davanti era arrivato e tu venivi presa dal panico al sol pensiero di non sapere dov’eri e come avresti potuto tornare a casa……

La nebbia ti avviluppa, ti estranea, ti lascia con te stessa. Anche i rumori sono ovattati. Camminando sulla poco irta collinetta, puoi anche pensare di essere altrove, in mezzo alla campagna inglese, pensare che più avanti c’è il mare oppure di camminare sulle nuvole.

Di tanto in tanto si materializza qualcuno che poi scompare.

Goccioline impalpabili accarezzano il viso.

La nebbia alla poco irta collinetta alla fine è molto poetica.