
Sono inciampata nel blog di Marina Garaventa quasi per caso, in uno dei momenti più caldi della infinita vicenda di Eluana Englaro. Da allora non passa giorno che io non metta il naso nel suo blog. E' diventata una piacevole abitudine leggere i pensieri di Marina, commentarli, apprezzare la sua straordinaria autoironia ma soprattutto riflettere e di questo le sono infinitamente riconoscente.
Ho ricopiato qui il suo ultimo scritto.....
MALINCONIA
Oggi piove. Sono seduta sulla mia poltrona e guardo fuori mentre, sul televisore, passa l’immagine di Eluana. Accanto a me, il mio respiratore ansima sommesso: da questa posizione lo posso vedere e toccare. La mia mano, oggi particolarmente debole, lo accarezza con dolcezza: oggi, più che mai, lo sento parte di me, àncora del mio corpo. Anche oggi, ho ascoltato le notizie su Eluana ma, contrariamente al solito, non ho sentito la rabbia salire dal cuore al cervello, scatenando in me l’istinto della lotta: oggi è malinconia, struggimento e paura. Nella mia testa rimbombano le frasi, le parole riportate dalla stampa: c’è chi parla di “condanna a morte”, di assassinio, di omicidio, c’è chi, addirittura, invoca “la grazia per Eluana”! Mi prende al cuore, lo struggimento per papà Englaro che deve combattere coi giudizi di coloro che, neppure troppo velatamente, lo accusano di tali orrori. Bene ha fatto, quest’uomo indomito a non parlare più: la morte è cosa troppo privata per esser messa in piazza e sbranata da lupi e iene impaurite. La morte ormai fa troppa paura a noi, occidentali, che abbiamo perso contatto con la natura e con i ritmi della vita: nessuno pensa più, come un tempo, a morire nel proprio letto, circondato dalle proprie cose e dai propri affetti. La morte è diventata un fatto pubblico di cui parlare in tv, dibattere, litigare, è diventata un modo per accaparrarsi voti, consensi, conversioni. Mentre accarezzo il respiratore penso a lui, fonte della mia vita che, forse un giorno, sarà, col suo silenzio, viatico per la mia morte: mi consola il suo respiro, mi proteggono i suoi led, il calore generato dal suo motore mi scalda.E’ lui che redime la mia esistenza ma, per ora, il filo e la spina sono, non so per quanto, ancora in mano mia.
(c) Marina Garaventa
1 commenti:
bello questo scritto..fa molto pensare
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