lunedì 31 agosto 2009

Diario Cinese (terza parte)



Mercoledì 29 luglio 2009

L’avevamo promesso anni ed anni fa di non viaggiare più con l’Alitalia, la nostra cara compagnia di bandiera, vuoi per i costi esorbitanti vuoi per l’inaffidabilità ed abbiamo mantenuto la promessa. Ogni viaggio intercontinentale è sempre partito da una città europea. L’abbiamo mantenuta fino ad oggi ma non per colpa nostra: dietro il biglietto Milano-Amsterdam, emesso della KLM, si nascondeva il vettore Alitalia.
E la cara Alitalia, sicuramente per vendicarsi con noi, ha fatto arrivare l’aereo (proveniva da Napoli, mica da Katmandu) con un’ora di ritardo seminando così il panico tra la maggior parte dei viaggiatori che ad Amsterdam avevano la coincidenza per le diverse parti del mondo.
Ce l’abbiamo fatta a salire sull’aereo per Pechino. Ce l’abbiamo fatta dopo aver percorso alla velocità della luce il lungo percorso cha andava dal terminal di arrivo a quello di partenza che, guarda caso, si trovano agli opposti dell’aeroporto.
Siamo arrivati giusto in tempo perché il volo stava già imbarcando.
Il volo è stato abbastanza buono se si escludono i sedili stretti, la mancanza di spazio per muovere le gambe, l’impossibilità di alzarsi per non disturbare il fortunato del posto corridoio che, ignorando la sua fortuna, è rimasto immobile per tutte e nove le ore del volo.


Giovedì 30 luglio 2009

Arriviamo in orario perfetto, a Pechino e neanche poi molto stanchi ma con una preoccupazione: i bagagli. Saranno stati caricati in tempo dall’aereo che era arrivato in ritardo?
Per il momento ci sono cose molto più importanti come passare il controllo sanitario in mezzo a decine di medici, al controllo della temperatura e a quello dei passaporti.
Fa un poco specie vedersi circondati da persone che indossano camici, guanti e mascherine.
Passati indenni e velocemente tutti i controlli, ci dirigiamo al nastro bagagli ed eccole là le nostre valigie che girano nell’attesa del nostro arrivo.
Abbiamo così il tempo per registrarci per il volo che ci porterà a Kunming e di fare un giro nell’aeroporto.
Colpisce il nitore dell’ambiente. Non c’è un granello di polvere e decine di persone sono costantemente all’opera per pulire e ritirare i carrelli.

Malgrado l’aria condizionata l’umidità dell’aria è impressionante. Il cielo fuori è completamente bianco e nebbioso. Pare una Londra invernale immersa nella nebbia.
Il volo per Kunming dura tre ore ed all’arrivo scopriamo che non c’è nessuno ad attenderci per accompagnarci in albergo ed in più i nostri cellulari non sono abilitati alla chiamata.
Riusciamo a trovare un gentile signore che ci porta ad un telefono pubblico e ci offre un taxi per l’albergo.
Telefoniamo a Luca per rassicurarlo dato che neppure gli sms arrivano ed al referente dell’agenzia a Kunming per sapere cosa fare anche perché a questo punto ci viene il dubbio che non abbiano neppure prenotato l’albergo.
L’albergo, fortunatamente è prenotato.
Sistemati i bagagli, ceniamo nel ristorante davanti all’albergo, quello che nel menu l’ultima volta aveva lo “steamed dog” e le “tree climbing ants” praticamente cane al vapore e formiche degli alberi.
Prendiamo delle ottime frittelle di zucca, riso e patate, dell’immangiabile pollo al lemon gras ed un piatto di peperoncini e gamberi. Con due birre, abbiamo speso 98 yuan.
La cucina della Yunnan è speziatissima e piena di peperoncino……..
Quando usciamo dal ristorante ci concediamo una passeggiata per il centro della città. Ogni negozietto nette a disposizione un telefono per cui riusciamo a telefonare a casa per la modica cifra di 4 yuan.

Venerdì 30 luglio 2009

La mattina incontriamo Wencan per gli accordi sul programma: lui ci accompagnerà visitare i dintorni di Kunming usando i mezzi pubblici, farà assistenza quando necessario e farà conversazione in cinese con Claudio.
L’avventura inizia con l’acquisto della tessera che permette l’accesso a tutti gli autobus di Kunming. Prendiamo poi l’autobus che ci porta a prendere un altri privato per arrivare al Bamboo Temple (ingresso 5y a testa).
Prima di vedere il tempio ci fermiamo a pranzo in un curioso ristorante. Beh la parola ristorante è eccessiva, diciamo che è un posto dove una signora cucina e altre persone mangiano.

Per ordinare dobbiamo andare in cucina dove si deve scegliere quello che poi cucineranno ma tutto quello che scegliamo è terminato. Chiediamo di portarci qualunque cosa ma scopriamo che non ci sono posti a sedere. Dopo aver perso una buona mezzora, usciamo e entriamo in un altro ristorante…….praticamente la copia dell’altro. Stessa manfrina ma siamo fortunati perché dividiamo un pollo con un’altra famiglia.
Mangiamo all’aperto: pollo lesso con relativo brodo (ottimo), del riso bianco e melanzane con immancabile peperoncino. Il tutto annaffiato con del tè alle erbe.
Prima di recarci al tempio, visitiamo un bellissimo villaggio dell’etnia Bai, Tuan Jie Xiang che non fa parte del circuito turistico. Le case sono in fango impastato con paglia.

Gli abitanti sono curiosi e gentili. Parlano volentieri con Claudio che sta mettendo in pratica i suoi studi ma credo che sinceramente non capiscano un’acca perché Wencan dice che parlano solo in dialetto e pure lui fa fatica a capirli. Una signora mi regala un girasole per mangiarne i semi e delle signore sedute a parlare, ci offrono tre sgabelli sui quale sederci per aspettare il bus. Impossibile rifiutare.
Sulla via del ritorno ci fermiamo finalmente a visitare il Bamboo Temple, un tempio buddista.

Per il ritorno prendiamo un bus privato che per 3y a testa ci porta alla fermata del bus che ci riporterà in città. Arriviamo in hotel appena in tempo perché scoppia un furioso temporale ma è un temporale estivo di breve durata.
Per cena capitiamo in un ristorante dove non parlano inglese e neppure il mandarino. Giriamo tra i tavoli e, tra la sorpresa e l’ilarità degli altri commensali che si vedono le nostre facce nei loro piatti, indichiamo quello che vogliamo mangiare: pollo in salsa (piccantissimo), vitello fritto con sesamo (piccante) maiale con verdure (piccante), soia e peperoncino (discretamente non piccante), riso bianco e due birre. Il conto è di 88 y.

Lasciamo 100y ma la cameriera ci insegue forsennatamente per darci il resto e non vuole sentire ragioni. La mancia non si usa.
Scambiamo due parole in inglese con un francese giramondo e ce ne torniamo in albergo.


segue...........

1 commenti:

valverde ha detto...

qui va già meglio!;))
quesito: ma come facevate con tutto quel peperoncino e piccante?
bacioni val