Giovedì 6 agosto 2009
Dopo tre autobus ed un minibus arriviamo alle Colline Occidentali, la nostra meta odierna per visitare il tempio buddista di Huating e quello di Tai Hua. Gironzoliamo nella pace dei templi, scattato foto ed acquistato un cd di musica buddista.
A pranzo capitiamo in un lurido ristorante. Non sto a specificare il colore dello straccio che usano per pulire i tavoli. All’origine sicuramente era bianco. Provvediamo a pulire tavolo e sedie con amuchina. Le stoviglie comunque sono tutte incellofanate e sterilizzate. Mangiamo soia con mais, fagioli, melanzane e zuppa di crescione.
La gita dovrebbe proseguire fino alla “Porta del Drago” un tempio scavato nella roccia ma l’idea di fare 300 scalini ci fa desistere. Preferiamo fare una breve passeggiata e poi prendere un minibus che ci porti alla stazione degli autobus. E’ un bus senza numero, di quelli che “partiamo quando siamo pieni”. Per fortuna i cinesi sono tanti e riusciamo a partire in tempi ragionevoli.
Per strada, malgrado il bus sia pieno, l’autista continua a fermarsi a far salire delle persone che vengono fatte sedere su una panca sistemata nel corridoio e quelle in eccedenza fanno il tragitto in piedi, cosa vietatissima per i bus non di linea.
Più avanti, in vista di un controllo di polizia gli eccedenti vengono fatti scendere senza tanti complimenti ed il bigliettaio, l’unico ancora in piedi, si stende sul pavimento fino a quando passiamo il posto di controllo.
Per cena ritorniamo al ristorante della “non mancia”. E’ comodo, ci conoscono e noi riusciamo a mangiare decentemente.
Venerdì 7 agosto 2009
In Cina, i parchi sono immensi e la gente li frequenta volentieri un poco perché le case sono molto piccole e la gente ama stare fuori ed un poco perché il cinese ama moltissimo l’aggregazione. Quest’oggi visiteremo il parco Da Guan la cui entrata è stranamente a pagamento.
Vialetti circondano un lago pieno di barche che si possono noleggiare e qua e là si vedono dei gruppi che si dilettano nelle loro occupazioni preferite. Un gruppo di signore danza facendo volteggiare rossi ventagli e alcuni studenti di Tai Chi ascoltano attenti le spiegazioni di un anziano maestro. In un vialetto un uomo suona il violino ed un’anziana signora che sta passeggiando, si ferma ed intona una canzone seguendo le note.
Famigliole accompagnano amorevolmente i loro anziani mentre i nonni si occupano dei nipotini.
Vengo fermata da una ragazza che vuole fare una foto con me.
Strada facendo ci fermiamo vicino ad un piccolo padiglione ad ascoltare un uomo che suona uno strumento tradizionale mentre due anziane signore cantano arie dell’Opera di Pechino. Quando si accorgono della nostra presenza ci invitano caldamente ad unirci a loro e ci costringono a sederci al loro posto, su dei cuscini lavorati all’uncinetto poi si esibiscono per noi e poi parlano con grande foga con Claudio.
Chiedono poi a noi di cantare qualcosa. Claudio si rifiuta ed è meglio così perché è così stonato che se cantasse metterebbe a serio rischio i rapporti diplomatici Italia – Cina. Visto che non possiamo esimerci, tocca a me l’onore e l’onere di rappresentare l’Italia e, dopo un breve attimo di terrore nel quale la mente non riesce a mettere insieme il titolo di una canzone, non trovo di meglio che cantare “Oh mia bela madunina” raccogliendo la mia bella parte di applausi.
E’ stato un momento così intimo e irripetibile e ci è spiaciuto doverci salutare.
All’uscita dal parco saliamo su un bus per poter andare a visitare una grandissima libreria ma per entrare scopriamo che dobbiamo lasciare in un armadietto i nostri zaini. Niente da fare. Non vediamo perché dovremmo fidarci di loro quando loro non si fidano di noi per cui facciamo dietrofront e ce ne andiamo a cercare in posto dove mangiare. Ci fermiamo in uno street restaurant, un ristorante di strada. E’ un posto senza pretese dove si ritrovano i commessi dei negozi a pranzo. Ordiniamo del riso fritto e del maiale con verdure. Le porzioni sono così abbondanti che non si riesce a terminarli.
Il pomeriggio lo dedichiamo al riposo in albergo dato che ho la fortuna di essermi beccata la fastidiosa “malattia del viaggiatore”. La sera ospitiamo a cena Wencan ed il suo capo, Ma in un delizioso ristorante “La gare du Sud”, una vecchia stazione ferroviaria costruita dai francesi durante la colonizzazione. Io mi accontento di pollo lesso e del riso bollito e scondito mentre mi vedo passare davanti al naso dell’insalata con olio di sesamo, zucca bollita con altre verdure, formaggio di capra alla piastra e una deliziosa anatra alla pechinese su un letto di patate fritte e salsa. Deliziosa perché ne assaggio un paio di pezzi. La deliziosa serata è rovinata da un inatteso acquazzone.
Sabato 8 agosto 2009
Oggi è la giornata giusta per andare al giardino botanico. Facciamo una lunga passeggiata tra migliaia di piante sotto un sole implacabile. Fa anche molto caldo.
Al ritorno prendiamo un autobus che ci porta ad una stazione di bus per prendere quello che ci porterà allo Yuantong Temple ma visto il caldo opprimente, preferiamo prendere un taxi. Le distanze in città sono lunghissime ed occorre cambiare diversi bus che durante il fine settimana sono strapieni.
Prima di entrare nel tempio ci fermiamo a pranzare nell’attiguo ristorante vegetariano.
A fianco del ristorante c’è il tempio buddista. Per la maggior parte è in ristrutturazione. Beh, proprio in ristrutturazione non direi perché demoliscono e ricostruiscono ex novo con nuovi materiali. Credo che il termine “restauro conservativo” non sia incluso nel vocabolario cinese.
C’è un’infinità di gente che brucia incensi e prega. Non mi piace molto questo tipo di buddismo. E’ tutto un pregare per esaudire desideri, per avere fortuna e più paghi e più offri più ottieni. Decisamente molto diverso dal più spirituale e povero buddismo tibetano.
Alla fine della visita risaliamo su di un taxi per rientrare in hotel.
Prima di cena facciamo una passeggiata in centro ed andiamo in libreria ad acquistare un disco di musiche cinesi.
Ritorniamo poi nel ristorante davanti all’albergo e ordiniamo del riso con patate, panini al vapore, pollo con anacardi e riso in brodo di pollo.
Domenica 9 agosto 2009
Ultima giornata con Wencan. Da domani fino a mercoledì,giorno della partenza per Hong Kong saremo completamente soli. Ora cominciano le vere vacanze.
Il bus di stamani ci porta alla solita stazione degli autobus per prendere quello che ci porterà alle sorgenti calde di An Ning Wen Quan ed al tempio Cao Xi Si.
Arriviamo alla stazione termale dove non c’è nulla se non qualche hotel superlusso. Non ci sono nemmeno mezzi che portano al tempio per cui dobbiamo andarci a piedi. Il tempio si vede da lontano e la distanza pare molto lunga ma contrariamente alle apparenze, raggiungiamo la destinazione abbastanza in fretta.
Visitiamo il tempio pieno di persone che, come al solito bruciano incenso a tonnellate.
Ormai, dopo aver visto tanti templi, non ci soffermiamo più di tanto e decidiamo di scendere in paese per vedere se c’è qualcosa d’altro da vedere. Sulla via del ritorno si ferma accanto a noi un minibus e l’autista, che tra l’altro parla un ottimo inglese, ci offre il passaggio in città. E’ molto contento di averci incontrati e lo è ancor di più perché scopre che siamo italiani e gli ricordiamo i tempi in cui lavorava per il settore della moda accompagnando i compratori cinesi a Milano.
Ci lascia vicino ad un hotel dove saliamo su un taxi che è in attesa di un cliente ritardatario e ci porta alla fermata dell’autobus per il ritorno. Prima di andare a dare un’occhiata in giro, facciamo i biglietti per il ritorno per evitare che tutti i posti vengano venduti e si debba aspettare l’autobus successivo.
Passeggiamo per il paese desolatamente vuoto. Arriviamo fino al luogo dove si trova la prima fonte termale scoperta. L’acqua sgorga a 45 gradi e le persone passano il tempo nelle piscine, un po’ come alle nostre terme.
Di differente c’è che non c’è tutto il corollario che troviamo nelle nostre città termali. Qui ci sono solo alberghi e neppure un negozio. Ah, no, in un’immensa piazza c’è un incredibile monumento. Un po’ come una cattedrale nel deserto.
Pranziamo in un bugigattolo dove due signore cucinano quello che scegliamo. Prendiamo dei noodles e un piatto di patate arrosto.
Alle 13,30, puntualissimo il nostro autobus riparte.
In albergo salutiamo Wencan. Passerà mercoledì per accompagnarci all’aeroporto.
La sera ritorniamo a cenare alla Gare du Sud. Ordiniamo praticamente gli stessi patti della volta scorsa che io riesco finalmente a mangiare. Mi godo l’anatra alla pechinese o anatra laccata pensando a mio padre. Se ci fosse stato lui, avremmo lottato fino all’ultimo pezzo. La peculiarità di questo piatto è che dell’anatra si mangia solo la pelle croccante e dorata che si immerge in una salsa e poi si avvolge in una sottilissima crèpe. D-E-L-I-Z-I-O-S-A.
Lunedì 10 agosto 2009
Oggi siamo finalmente liberi da impegni. Il nostro intento è di trascorrere un’intera, rilassante giornata al Parco del Lago di Smeraldo. Ci avventuriamo a prendere l’autobus da soli. Prendiamo il 26 e, dopo solo quattro fermate crediamo di essere arrivati a destinazione. Cerchiamo di orientarci con l’approssimativa cartina e, come per miracolo, arriviamo al parco.
Non facciamo in tempo a varcarne i cancelli quando sentiamo in lontananza il suono di una banda. Ci precipitiamo fuori dal parco fino ad una piazza adiacente. E’ in atto l’inaugurazione di qualche cosa che, a detta di Claudio, dovrebbe essere un’esposizione. La banda è addirittura quella dell’esercito. Ad un certo punto arrivano gli “alti papaveri”…..banda, discorsi alle maestranze allineate in gruppi con divisa variamente colorate. A questo punto il nostro lavoro di osservazione è terminato e possiamo ritornare al arco per prenderci il meritato riposo.
Camminiamo prima tra le stradine piene di persone che svolgono le attività più svariate dal canto al ballo al Tai Chi alla musica.
Troviamo poi un posto tranquillo dove sederci a leggere e guardare il mondo che passa tranquillo intorno a noi. All’ora di pranzo dobbiamo affrontare il solito problema della lingua. Tutto è scritto in cinese per cui optiamo per due gigantesche coppe di mediocre gelato che mangiamo in riva al laghetto mentre osserviamo una coppia d’anatre che nuota avanti ed indietro e si ferma di tanto in tanto per dedicarsi ad una scrupolosa pulizia.
Tanta tranquillità viene interrotta da un vociare concitato. Un poliziotto si fa consegnare dai passanti dei volantini pubblicitari che erano stati distribuiti. Ad alcune persone li strappa addirittura con malagrazia.
Ci avventuriamo poi, catturati dai vari rumori, a seguire i vari eventi che si stanno svolgendo. In una piazza attempate signore suonano rossi tamburi. Sotto un bersò un insegnante di canto istruisce almeno una cinquantina di cantanti ognuno con in mano il proprio foglio di musica. In un altro padiglione anziani suonano e cantano le tanto amate arie dell’Opera di Pechino mentre più in là c’è una piccola scuola di danza. Lungo il fiume si riuniscono i suonatori di musiche popolari.
Tutti i partecipanti alle attività sono anziani. I giovani preferiscono stare seduti a guardare il telefonino. Temo che queste attività andranno via via a sparire lasciando spazio all’incomunicabilità.
Dare la caccia a cantanti, suonatori e danzatori ci ha stancato. E’ un duro lavoro……così riprendiamo con nonchalance l’autobus 26 e torniamo in hotel a riposare un poco prima di cena.
Prima di dedicarci all’impresa di cercare un posto per cenare, andiamo al Carrefour per qualche spesa e al solito banchetto per telefonare a casa. Ormai appena ci vedono, sorridono e dicono: Italì?
Decisamente non abbiamo voglia di cercare un nuovo posto per mangiare quindi ritorniamo al solito ristorante, quello della non mancia e riordiniamo sempre le solite cose: zuppa con verdure, riso, soia saltata e maiale con verdure. Purtroppo anche le solite cose cambiano e, nella buonissima zuppa con verdura anziché pasta hanno messo dello schifosissimo tofu fresco. Bah, cosa che capitano....segue......
1 commenti:
Suoni e colori nella baia.....
foto bellissima.
Ciao - adi
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