Primo giorno dell’anno nuovo, esco a fare un giro per la città deserta. Dormono ancora tutti dopo i bagordi notturni. Hanno sparato stanotte per festeggiare la partenza del 2010 e festeggiare l’arrivo del 2011. E’ così da sempre. Si spera che ogni anno nuovo porti novità e migliorie ma non succede mai.
Quello che si presenta davanti ai miei occhi è un Vietnam casalingo: centinaia di migliaia di resti di petardi e botti rimangono sparpagliati, come sfiniti dal lungo lavoro, sulle strade, nei giardini, sui marciapiedi. Gli uomini si sono divertiti ed hanno lasciato lo sporco agli altri.
Procedo tra i resti della “guerra”ma lo sguardo corre sui resti della festa: bottiglie di spumante, lattine di birra, bicchieri, mozziconi di sigarette, cartoni di pizza. Si sono divertiti ed hanno lasciato lo sporco agli altri.
Lo sporco “nuovo”si unisce a quello “vecchio”. Poco più in là, sul piazzale di una scuola con i resti degli striscioni dell’ultima manifestazione convivono sacchi di spazzatura lacerati e sparpagliati. Hanno lasciato lo sporco agli altri. I giardinetti, le aiole, i vasi di fiori davanti ai negozi pullulano di pezzi di carta, pacchetti di sigarette, fazzolettini, bottiglie di plastica, escrementi di cane. Hanno fatto pulizia, hanno lasciato lo sporco agli altri.
C’è anche una scarpa, dei monitor di computer, un materasso, un ombrello rotto. Hanno fatto pulizia in casa, hanno lasciato lo sporco agli altri.
Povera, cara città. Ti conosco da quando sono nata. Non sei mai stata bella ma ti ho sempre amato e soprattutto rispettato. Ora vado per le tue vie, ti vedo ferita, ti vedo offesa. Siamo ormai diventati un popolo senza dignità. Coltiviamo il nostro orticello e lasciamo lo sporco agli altri.
Tanti auguri, cara città e buona fortuna.
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