lunedì 23 aprile 2012

LA STRADA GIUSTA

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“Appena possibile fare inversione”. Ecco, si ricomincia. La guerra è iniziata. Nessuna guerra cruenta fino ad ora ma ogni volta che si parte per un viaggio e mio marito si ostina ad accendere il navigatore, si scatena una guerra tra loro due.
Prima di partire si imposta il percorso e mai e ribadisco mai, mio marito lo segue.
Da qui il richiamo della gentile signorina Lilli (così l’ho chiamata) di fare inversione appena possibile poi veloce ricalcolo del percorso e si ricomincia.
Non ho ancora capito la perversione di questo modo d’agire. Ricordo con nostalgia le cartine stradali con le quali si arrivava ovunque senza litigare con nessuno. Ora c’è Lilli che gentilmente ci dice quello che dobbiamo fare, dove dobbiamo svoltare, che uscita dobbiamo prendere ma che viene immancabilmente ignorata o tacciata di non “capire niente”. Mi è parso una volta di sentire un certo scoramento nella sua voce ma le macchine non hanno sentimenti. Se l’avessero, la guerra credo sarebbe già terminata da un pezzo e non so quale dei due ne sarebbe uscito vincente.
Coraggio signorina Lilli, nella vita c’è di peggio.

domenica 8 maggio 2011

La biscia delle 15,15

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Una primavera così non l’avevo mai vista. Una primavera che pare estate. I fiori e gli animali che non hanno il calendario, non hanno fatto una piega ed hanno cominciato a sbocciare ed uscire dalle tane.

Perché dunque rimanere chiusa in casa quando è possibile lavorare anche all’aperto, mi son detta. Così, con due cavalletti ed un’anta di un vecchio armadio, ho allestito un piccolo ufficio sotto un melo quasi in fiore. Con una lunghissima prolunga collego il computer portatile alla presa che sta in casa ed il gioco è fatto. Non c’è niente di più bello che poter lavorare all’aperto con il sottofondo del brusio delle api instancabili che si posano su ogni fiore ed il cinguettio degli uccellini che svolazzano di ramo in ramo. Da un trattore che passa di tanto in tanto ricevo il saluto dei contadini che si recano nelle vigne. Se chiudo gli occhi mi sembra di stare in un mondo perfetto.

Gli occhi però li devo riaprire quando sento un fruscio sospetto. Non appena mi rendo conto di cosa si tratta, lancio un urlo che risuona nella valle e sollevo d’istinto i piedi sul “tavolo”. Una biscia, lunga forse un metro e mezzo, è entrata dal cancello e sta attraversando il giardino. Al mio urlo, accelera e si butta nella boscaglia. Una biscia, un biacco forse, il cuore batte all’impazzata mentre i vicini accorrono per “salvarmi”. Mi dicono di stare tranquilla, è solo una biscia. Già, solo una biscia.

Il giorno seguente, coraggiosamente riallestisco il mio “ufficio” in giardino sicura che Angelica La Biscia (così l’ho soprannominata), spaventata dalla mia reazione, se ne guardi bene dal riaffacciarsi. Incredibilmente risento lo stesso fruscio e la vedo entrare dal cancello. Soffoco l’urlo e la guardo. Mi sembra che anche lei mi guardi e poi, con sinuosa eleganza, si butta nella boscaglia. Che strano, non mi ha fatto poi tanta paura. La storia si ripete ancora per altri due giorni. Intorno alle 15,15, Angelica entra dal cancello, mi dà un’occhiata sfuggente, attraversa il giardino e si butta nella boscaglia. Ormai non mi fa più paura. So che anche in mia assenza, verso le 15,15, imperturbabile, attraverserà il giardino. Chissà se sentirà la mia mancanza?

lunedì 21 febbraio 2011

Cosa è rimasto del 13 febbraio?

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Cos'è rimasto del 13 febbraio una settimana dopo? Non so agli altri ma a me è rimasto tanto, tantissimo. Mi sentivo strana, quasi sola mentre mi allontanavo di casa e prendevo la metropolitana. Poi sono mi sono trovata in mezzo a parecchie donne che avrebbero fatto la mia strada, sarebbero salite sulla metropolitana con me. Mi sono rimasti quei volti di donne anziane, giovani, giovanissime, di mamme con bambini. Visi sorridenti, parole gentili. Mi sono rimaste le parole di una signora della mia età che, rivolta ad un'altra molto più giovane che spingeva un passeggino diceva che molti anni prima aveva manifestato per poterle dare una vita migliore e la risposta di quella più giovane è stata che ora lei avrebbe manifestato per il futuro della figlia.
Mi è rimasto lo stupore di vedere migliaia di donne unite per rimpossessarsi della dignità e la certezza di sapere che non mi sentirò più sola a credere che cambiare è possibile. Mi è rimasta la consolazione di vedere che tutti gli uomini non sono uguali ma soprattutto che quello che è successo non è soltanto una questione femminile.

mercoledì 2 febbraio 2011

Sulle ali della Musica

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Da dietro il palco qualche suono di tromba fugge veloce inseguito da un fagotto poi il buio ed il silenzio.

Pian piano i maestri entrano e si accomodano ai loro posti ed una gradevole cacofonia avviluppa la sala. Ognuno suona il proprio strumento da solo per riprovare un accordo, una nota. Sono note il libertà che sembra fuggano in ogni direzione, allegre e spensierate come bambini durante la ricreazione dopo essere stati compressi per ore.

L’entrata del primo violino riporta una parvenza di controllo che si dissolve al suono del Fa.

Con l’arrivo del direttore, tutte le note si ricompongono in un silenzio d’attesa per poi esplodere, aggraziate, in una deliziosa armonia volteggiante nell’Auditorio.

Bella la musica suonata dal vivo. Entusiasmante vedere quanto lavoro ci sia per raggiungere un accordo tra tante persone.

Io so che c'è tanto lavoro nella musica che accompagna in sottofondo tutta la mia giornata. C’è sempre un'orchestra che suona per me Mozart, Bach, Mahler, Pachelbel .... Un'orchestra che suona solo per me mentre lavoro, che si impossessa del mio studiolo rendendolo intimo, che mi accompagna in braccio a Morfeo. Ahhh, la musica, non potrei vivere senza di lei.


lunedì 3 gennaio 2011

Buon Anno, città

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Primo giorno dell’anno nuovo, esco a fare un giro per la città deserta. Dormono ancora tutti dopo i bagordi notturni. Hanno sparato stanotte per festeggiare la partenza del 2010 e festeggiare l’arrivo del 2011. E’ così da sempre. Si spera che ogni anno nuovo porti novità e migliorie ma non succede mai.

Quello che si presenta davanti ai miei occhi è un Vietnam casalingo: centinaia di migliaia di resti di petardi e botti rimangono sparpagliati, come sfiniti dal lungo lavoro, sulle strade, nei giardini, sui marciapiedi. Gli uomini si sono divertiti ed hanno lasciato lo sporco agli altri.

Procedo tra i resti della “guerra”ma lo sguardo corre sui resti della festa: bottiglie di spumante, lattine di birra, bicchieri, mozziconi di sigarette, cartoni di pizza. Si sono divertiti ed hanno lasciato lo sporco agli altri.

Lo sporco “nuovo”si unisce a quello “vecchio”. Poco più in là, sul piazzale di una scuola con i resti degli striscioni dell’ultima manifestazione convivono sacchi di spazzatura lacerati e sparpagliati. Hanno lasciato lo sporco agli altri. I giardinetti, le aiole, i vasi di fiori davanti ai negozi pullulano di pezzi di carta, pacchetti di sigarette, fazzolettini, bottiglie di plastica, escrementi di cane. Hanno fatto pulizia, hanno lasciato lo sporco agli altri.

C’è anche una scarpa, dei monitor di computer, un materasso, un ombrello rotto. Hanno fatto pulizia in casa, hanno lasciato lo sporco agli altri.

Povera, cara città. Ti conosco da quando sono nata. Non sei mai stata bella ma ti ho sempre amato e soprattutto rispettato. Ora vado per le tue vie, ti vedo ferita, ti vedo offesa. Siamo ormai diventati un popolo senza dignità. Coltiviamo il nostro orticello e lasciamo lo sporco agli altri.

Tanti auguri, cara città e buona fortuna.


giovedì 11 novembre 2010

Girando con una digitale in borsa

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Milano si prepara ad accogliere l'Expo 2015

"Signorinaaaaaaa, delle due, una: o mi numera le pagine dei progetti o tiene chiuse le finestre quando c'è vento........"

Centro all'ingrosso? "Vorrei dieci bare, per favore"..........

Tutti i mezzi ma non l'auto, vi prego

Un nome, una garanzia?


Anche i libri a volte ci leggono








venerdì 5 novembre 2010

Non sono scappata

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Mi sono sentita dire: "Ma è dal 19 di aprile che non scrivi più?". Mannaggia come passa il tempo. Ebbene sì, sono stata distratta da altre cose ma ritorno, a giorni ritorno. Estote parati.