frammenti
lunedì 23 aprile 2012
LA STRADA GIUSTA
domenica 8 maggio 2011
La biscia delle 15,15
Una primavera così non l’avevo mai vista. Una primavera che pare estate. I fiori e gli animali che non hanno il calendario, non hanno fatto una piega ed hanno cominciato a sbocciare ed uscire dalle tane.
Perché dunque rimanere chiusa in casa quando è possibile lavorare anche all’aperto, mi son detta. Così, con due cavalletti ed un’anta di un vecchio armadio, ho allestito un piccolo ufficio sotto un melo quasi in fiore. Con una lunghissima prolunga collego il computer portatile alla presa che sta in casa ed il gioco è fatto. Non c’è niente di più bello che poter lavorare all’aperto con il sottofondo del brusio delle api instancabili che si posano su ogni fiore ed il cinguettio degli uccellini che svolazzano di ramo in ramo. Da un trattore che passa di tanto in tanto ricevo il saluto dei contadini che si recano nelle vigne. Se chiudo gli occhi mi sembra di stare in un mondo perfetto.
Gli occhi però li devo riaprire quando sento un fruscio sospetto. Non appena mi rendo conto di cosa si tratta, lancio un urlo che risuona nella valle e sollevo d’istinto i piedi sul “tavolo”. Una biscia, lunga forse un metro e mezzo, è entrata dal cancello e sta attraversando il giardino. Al mio urlo, accelera e si butta nella boscaglia. Una biscia, un biacco forse, il cuore batte all’impazzata mentre i vicini accorrono per “salvarmi”. Mi dicono di stare tranquilla, è solo una biscia. Già, solo una biscia.
Il giorno seguente, coraggiosamente riallestisco il mio “ufficio” in giardino sicura che Angelica La Biscia (così l’ho soprannominata), spaventata dalla mia reazione, se ne guardi bene dal riaffacciarsi. Incredibilmente risento lo stesso fruscio e la vedo entrare dal cancello. Soffoco l’urlo e la guardo. Mi sembra che anche lei mi guardi e poi, con sinuosa eleganza, si butta nella boscaglia. Che strano, non mi ha fatto poi tanta paura. La storia si ripete ancora per altri due giorni. Intorno alle 15,15, Angelica entra dal cancello, mi dà un’occhiata sfuggente, attraversa il giardino e si butta nella boscaglia. Ormai non mi fa più paura. So che anche in mia assenza, verso le 15,15, imperturbabile, attraverserà il giardino. Chissà se sentirà la mia mancanza?
lunedì 21 febbraio 2011
Cosa è rimasto del 13 febbraio?
Mi è rimasto lo stupore di vedere migliaia di donne unite per rimpossessarsi della dignità e la certezza di sapere che non mi sentirò più sola a credere che cambiare è possibile. Mi è rimasta la consolazione di vedere che tutti gli uomini non sono uguali ma soprattutto che quello che è successo non è soltanto una questione femminile.
mercoledì 2 febbraio 2011
Sulle ali della Musica

Da dietro il palco qualche suono di tromba fugge veloce inseguito da un fagotto poi il buio ed il silenzio.
Pian piano i maestri entrano e si accomodano ai loro posti ed una gradevole cacofonia avviluppa la sala. Ognuno suona il proprio strumento da solo per riprovare un accordo, una nota. Sono note il libertà che sembra fuggano in ogni direzione, allegre e spensierate come bambini durante la ricreazione dopo essere stati compressi per ore.
L’entrata del primo violino riporta una parvenza di controllo che si dissolve al suono del Fa.
Con l’arrivo del direttore, tutte le note si ricompongono in un silenzio d’attesa per poi esplodere, aggraziate, in una deliziosa armonia volteggiante nell’Auditorio.
Bella la musica suonata dal vivo. Entusiasmante vedere quanto lavoro ci sia per raggiungere un accordo tra tante persone.
Io so che c'è tanto lavoro nella musica che accompagna in sottofondo tutta la mia giornata. C’è sempre un'orchestra che suona per me Mozart, Bach, Mahler, Pachelbel .... Un'orchestra che suona solo per me mentre lavoro, che si impossessa del mio studiolo rendendolo intimo, che mi accompagna in braccio a Morfeo. Ahhh, la musica, non potrei vivere senza di lei.
lunedì 3 gennaio 2011
Buon Anno, città
Primo giorno dell’anno nuovo, esco a fare un giro per la città deserta. Dormono ancora tutti dopo i bagordi notturni. Hanno sparato stanotte per festeggiare la partenza del 2010 e festeggiare l’arrivo del 2011. E’ così da sempre. Si spera che ogni anno nuovo porti novità e migliorie ma non succede mai.
Quello che si presenta davanti ai miei occhi è un Vietnam casalingo: centinaia di migliaia di resti di petardi e botti rimangono sparpagliati, come sfiniti dal lungo lavoro, sulle strade, nei giardini, sui marciapiedi. Gli uomini si sono divertiti ed hanno lasciato lo sporco agli altri.
Procedo tra i resti della “guerra”ma lo sguardo corre sui resti della festa: bottiglie di spumante, lattine di birra, bicchieri, mozziconi di sigarette, cartoni di pizza. Si sono divertiti ed hanno lasciato lo sporco agli altri.
Lo sporco “nuovo”si unisce a quello “vecchio”. Poco più in là, sul piazzale di una scuola con i resti degli striscioni dell’ultima manifestazione convivono sacchi di spazzatura lacerati e sparpagliati. Hanno lasciato lo sporco agli altri. I giardinetti, le aiole, i vasi di fiori davanti ai negozi pullulano di pezzi di carta, pacchetti di sigarette, fazzolettini, bottiglie di plastica, escrementi di cane. Hanno fatto pulizia, hanno lasciato lo sporco agli altri.
C’è anche una scarpa, dei monitor di computer, un materasso, un ombrello rotto. Hanno fatto pulizia in casa, hanno lasciato lo sporco agli altri.
Povera, cara città. Ti conosco da quando sono nata. Non sei mai stata bella ma ti ho sempre amato e soprattutto rispettato. Ora vado per le tue vie, ti vedo ferita, ti vedo offesa. Siamo ormai diventati un popolo senza dignità. Coltiviamo il nostro orticello e lasciamo lo sporco agli altri.
Tanti auguri, cara città e buona fortuna.
giovedì 11 novembre 2010
Girando con una digitale in borsa
Anche i libri a volte ci leggono
