Sono passati già venti anni dal quel giorno ma lo ricordo come se fosse ieri. Stavamo cenando quando alla televisione sono comparse immagini di uomini e donne che con ogni mezzo cercava di abbattere quel muro. Ho visto persone piangere, urlare, ridere, brindare e perfino baciare le guardie che avrebbero dovuto in un modo o nell'altro ferlarle. Sono rimasta con le posate sospese. Ho pianto dalla commozione e dall'emozione sotto gli occhi interrogativi di mio figlio. Nessuno avrebbe mai immaginato che nel giro di poche ore potesse cadere quel muro insuperabile che divideva la città di Berlino ed intere famiglie. Quel muro ha visto molte morti e innumerevoli tentativi di fuga a volte soffocati nel sangue ma è anche caduto per la forza di migliaia di persone che si sono unite per abbatterlo.
Sono stata poi a Berlino pochi anni dopo ed ho visto due città in una e quella più povera stava arrancando e lavorando per diventare come la più ricca. Ci sono ritornata nel 2006 e la città non mostrava differenze di sorta. Ho passeggiato nelle strade allora vietate, ho tenuto un piede ad Est ed uno ad Ovest, ho fotografato quello che rimane del muro, pezzo per pezzo, ho acquistato un pezzettino di quel muro abbattuto che campeggia sulla scrivania come una sacra reliquia.
Ci sono però altri muri da abbattere, forse più alti e non visibili, sono i muri dentro di noi, nella nostra mente. E' più difficile abbatterli anche perchè c'è sempre qualcuno che cerca di aggiungere mattoni e li rende più alti ed invalicabili.
Dobbiamo unirci e tentare di abbatterli magari cominciando con il rivolgere un semplice sorriso e poi chissà.......
lunedì 9 novembre 2009
Il muro
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marella
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domenica 1 novembre 2009
Farmer's Market
Mi ha sempre incuriosito il fatto che in città si potesse acquistare frutta e verdura proveniente da aziende agricole che stanno nelle campagne adiacenti la città. Ho sempre sentito parlare dei Farmer's Markets, esotica traduzione inglese del più ruspante Mercati degli Agricoltori. Mi ha ingolosito sapere che le verdure non affrontano i vari passaggi che le portano ad essere in vendita meno fresche ma soprattutto ad un prezzo più elevato perchè ci devono guadagnae tutti tranne il coltivatore. Così, trascinata da una spavalda amica che li frequenta già da un po', mi sono lasciata convincere a dare timidamente un'occhiata. Con un borsone di plastica nascosto nello zaino, ho attraversato tutta Milano con i mezzi pubblici per arrivare al Consorzio agrario di Milano, in via Ripamonti.
Nel non grande cortile ci sono dei banchetti che offrono i prodotti che i contadini producono. In questo periodo ci sono le noci, le mele, le pere, le patate e le zucche. C'è poi chi vende formaggi, pollame e chi confetture fatte in casa.
Sotto un capannone c'è l'attività più frenetica. C'è un lunghissimo banco a ferro di cavallo sul quale sono esposte verdure freschissime. Nella prima metà tutte le verdute e frutta che si possono acquistare ad un euro il chilo e nell'altra metà, tutte quelle che costano un euro e mezzo il chilo.
Al di qua del bancone si snoda una interminabile fila di acquirenti, un po' come le code dei russi che si vedevano alla televisione una volta. Certo la fila, ordinatissima, scoraggia un poco ma è molto veloce. Quando è il proprio turno, la persona che ti serve mette in un sacchetto quello che tu indichi. C'è il sacchetto della merce da un euro ed il sacchetto della merce da un euro e mezzo.
Alla fine del tragitto i sacchetti vengono pesati e l'importo da pagare rasenta il ridicolo. Si riesce a fare la spesa per una settimana con otto, dieci euro per due persone.
Ci guadagna il coltivatore perchè non riuscirebbe a spuntare dal grossista questi prezzi e ci guadagna due volte il consumatore perchè spende relativamente poco per della merce freschissima.
E così, dimenticandomi di essere con i mezzi pubblici, mi sono lasciata prendere la mano ed ho riempito a dismisura il borsone che ho dovuto poi trascinare sul tram ed in seguito sulla metropolitana. Mi sono vista, seduta col borsone a fianco che spandeva i profumi della verdura, come un gigantesco minestrone viaggiante, con tutti gli occhi degli altri viaggiatori addosso.....un po' come questa estate in Cina quando guardavamo incuriositi i cinesi che trascinavano sui mezzi pubblici le loro borse piene delle loro spese al mercato.
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marella
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mercoledì 23 settembre 2009
Diario Cinese (ottava ed ultima parte)
Lunedì 17 agosto 2009
Questa mattina non c’è il sole. Ottima premessa per affrontare la gita in programma: con il traghetto arrivare all’isola di Lemma, fare una passeggiata di un’ora e mezza per arrivare dalla parte opposta dell’isola e ritornare con un altro traghetto. Prendiamo lo Star Ferry che da Kowloon ci porta sull’Isola di HK poi, al molo 4 ci imbarchiamo sul traghetto che ci porta all’isola di Lemma.
Viaggiamo nella baia tra centinaia di barche, motoscafi, traghetti, navi.
Attracchiamo all’isola che ha due minuscoli villaggi di pescatori uno da una parte e un altro dalla parte opposta dell’isola. Non ci sono auto, solo qualche bicicletta e parecchi occidentali che sembrano trascorrere le vacanze sull’isola.
Ci incamminiamo sul sentiero ed ecco che compare il sole. Il sentiero, molto ben tenuto è un susseguirsi di salite e discese. Il caldo si fa via via insopportabile ma ormai si deve andare avanti. Fortunatamente il sentiero è molto frequentato e passa per un paio di spiagge. La salita pare non avere mai fine ma, quando ogni speranza è persa, arriviamo in cima al picco e poi via con la discesa in mezzo ad una vegetazione tropicale con fiori bellissimi e farfalle tanto grandi che paiono aeroplani.
Arriviamo al villaggio dopo un’ora e trenta esatte, completamente madidi di sudore tanto che dobbiamo cambiarci la t-shirt. Siamo però molto soddisfatti della nostra performance. Camminare in salita, sotto il sole e con un caldo soffocante senza avere il fiatone e senza sentire stanchezza è stata una bella prova per il nostro fisico non più tanto giovane.
Per premiarci ci concediamo un ottimo pranzo in un ristorantino sul mare: sautè di conchiglie, gamberoni al vapore e calamari fritti.
Soddisfatti, riprendiamo il traghetto per ritornare in hotel e concederci il meritato riposo fino all’ora di cena.
Prima di cena dobbiamo ricaricare la nostra Octopus in previsione delle prossime gite. L’abbiamo fatto facilmente, senza tante storie in un negozio. Questa carta è molto comoda. La si può usare, oltre che per pagare metro e bus, anche sui traghetti, per acquistare bibite alle macchinette, per pagare la spesa, il parcheggio ed è accettata in parecchi ristoranti.
Martedì 18 agosto 2009
Dato che il tempo pare incerto, decidiamo di andare al mercato di Stanley per l’abituale rifornimento dai miei spacciatori di abiti cinesi.
Appena usciamo dall’albergo si scatena una pioggia torrenziale con goccioloni grandi come noci. All’uscita del sottopasso c’è un addetto che distribuisce ombrelli per attraversare la strada. Dall’altra parte della strada un altro addetto li ritira.
Ci fermiamo sotto la tettoia ad attendere il mitico bus 973 che ci porterà, in circa un’ora, a Repulse bay dove si trova il mercato di Stanley. Il bus 973 è un bus a due piani, come quelli inglesi. Molto hanno lasciato gli inglesi in HK e tra le tante cose anche gli autobus, tutti a due piani.

Riusciamo a trovare liberi i primi due posti in alto e ci godiamo l’intero viaggio sballottati di qua e di là dalla stretta strada piena di curve. Dall’altra parte della baia non un filo d’acqua mentre a Kowloon continua a piovere a dirotto.
A Stanley ci buttiamo tra i negozietti del mercato e riesco a soddisfare la mia vanità facendo incetta di abiti a prezzi ridicoli.
Per pranzo ci infiliamo in un ristorante con la speranza di mangiare del buon pesce ma non abbiamo fatto i calcoli con il fatto che i ristoranti hanno solo menu per inglesi visto che il posto è frequentato soprattutto da loro.
Scegliamo una sogliola con salsa all’arancia. La soup del giorno è compresa. La soup pare provenire da una scatola Campbell’s e la sogliola…..beh preferirei chiamarla “la cosa” è ricoperta da una schifosissima e dolcissima crema all’arancia.
Riprendiamo il mitico 973 per ritornare e, entrati in Kowloon, ritroviamo la pioggia.
Il resto del pomeriggio lo trascorriamo in camera a rimetterci dal solito caldo umido.
Mercoledì 19 agosto 2009
Abbiamo lasciato per ultimo la visita a Lentau, l’isola che ospita il Buddah più grande del mondo.

Ci siamo già stati nel 2004 ma ci ritorniamo volentieri per rivisitare un posto particolare, vedere il “sentiero della saggezza” e per godere ancora delle pietanze del ristorante vegetariano.
Per arrivare a Lentau ci serviamo della metropolitana e poi del bus 23 che ci porta, dopo un viaggio di circa un’ora fino ai piedi della grande statua. Visto che abbiamo già visitato la parte del Buddah, ci risparmiamo la lunghissima scalinata ed optiamo per il “Wisdom Path” o Sentiero della Saggezza. Camminiamo per una ventina di minuti nella foresta piena di odori e di suoni fino ad arrivare ad una collina nella quale sono stati piantati dei tronchi istoriati con il “sutra del cuore”, uno dei testi fondamentali del buddismo.
Ritorniamo poi per visitare di nuovo il monastero di Po Lin e fermarci al ristorante vegetariano. Chissà perché le cose fatte la seconda volta perdono parecchio del loro fascino. Sarà perché si vuole riprovare le stesse emozioni ma è impossibile. Il tempio che ci era sembrato bellissimo, ci ha delusi come pure il cibo, sempre lo stesso, ci è sembrato banale.
Dopo pranzo ritorniamo a Kowloon con il bus e la metropolitana.
La metropolitana di HK……ci si possono spendere un paio di parole.
La prima cosa che colpisce è la pulizia e poi l’immensità delle stazioni, i punti di assistenza sempre presidiati e con personale gentile e disponibile. Gli ascensori ci sono e sono tutti funzionanti e in molte banchine viene diffusa musica soft. E’ facile fare il paragone con la metropolitana milanese. E’ un po’ come sparare sulla Croce Rossa però.
Le banchine sono lunghissime e parimenti lunghissimi sono i treni che passano. Sulle vetture ci sono televisori, display che indicano le stazioni ed annunci in inglese e cinese che avvertono ad ogni fermata. Ci sono poi delle carrozze dedicate a chi desidera viaggiare in silenzio.
L’interno delle vetture è molto silenzioso e stabile al punto che si possono vedere delle fanciulle che si rifanno il trucco in tutta tranquillità.
Giovedì 20 agosto 2009
Ultimo giorno. Stanotte si riparte per Amsterdam e poi per Milano.
L’ultimo giorno, per consuetudine lo trascorriamo sull’isola di HK. Abbiamo dei posti fissi da visitare. Per prima cosa prendiamo il traghetto che ci porta in sette minuti dall’altra parte della baia poi ci divertiamo sulle scale mobili che portano dalla baia sulla collina di HK. Funzionano in salita la mattina ed in discesa la sera. Ci fermiamo a visitare il Man Mo Temple dedicato alle divinità “civile e militare”. Quest’anno mannaggia hanno vietato di fotografare. Poco male ho in archivio parecchie foto scattate nelle precedenti visite.
Impressionante il numero di persone e di incensi. Continuiamo la passeggiata in Hollywood Street tra negozi di antiquari e gallerie d’arte fino ad arrivare a Cat Street dove c’è un mercatino di cianfrusaglia pseudo- antica. Mi fermo ad acquistare dei porta profumo e faccio finta di credere che siano antichi mentre Claudio fa incetta di copie di manifesti dell’epoca maoista.
Con il nostro malloppo ritorniamo al porto scendendo per le ripide strade passando nel mercato e, mentre guardo di qua e di là in cerca di qualche buono scatto, l’occhio mi cade su un anziano venditore e subito mi è venuto da dire: “ma questo l’ho già visto anni addietro”….
Ritorniamo in albergo per fare le valigie. Si ritorna. E’ sempre un dispiacere lasciare Hong Kong.
Ci imbarchiamo alle 23,30. Le vacanze sono finite. Sono state particolarmente faticose ma decisamente interessanti anche se ostacolate da un clima pesante. Atterriamo in perfetto orario ad Amsterdam il 21 agosto e ripartiamo con Alitalia, in direzione di Milano questa volta in orario.
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lunedì 21 settembre 2009
Diario Cinese (settima parte)
Martedì 11 agosto 2009
La giornata è uggiosa. Nella notte c’è stato temporale. Decidiamo così di ritornare al parco per rilassarci un poco e riposarci dalle fatiche dei giorni precedenti. Ci fermiamo un poco a leggere e a passeggiare in attesa che si ripeta la magia di ieri ma non succede niente anche perché, a causa del brutto tempo, non ci sono molte persone.
Decidiamo pertanto di andare in stazione a restituire la tessera del bus e recuperare il credito e la cauzione. Sembra una cosa facile….sembra. Non è infatti molto semplice ricordarsi dove è esattamente situato l’ufficio. Andiamo per tentativi e finalmente riusciamo a trovarlo. Non mi ricordavo fosse un bugigattolo. Purtroppo da quello che capiamo, lì non restituiscono proprio nulla e ci viene detto che per la restituzione dobbiamo andare all’ufficio centrale dove “forse” e l’impiegata ha proprio detto forse, ce le avrebbero rimborsate. E ora come si fa? Claudio ha studiato il percorso del bus 26 che è quello che ci ha portato fin qui, per gli altri autobus è assolutamente impossibile trovare rapidamente una soluzione. Al momento pensiamo di abbandonare ma quel verbo non ci piace molto e, a costo di spendere più di quanto ci spetta come rimborso, prendiamo un taxi. Tutto a posto? Ovviamente no. Claudio riesce a fatica a far capire alla tassista dove vorremmo andare. Il fatto che ci guardi in modo perplesso ci deprime ma non ci fa demordere. Alla fine ci lascia dove le abbiamo chiesto ma dell’ufficio centrale non c’è traccia: al numero 54 c’è un negozio. Girovaghiamo e chiediamo qua e là e finalmente un poliziotto ci indica un angolo, svoltato il quale, ci compare l’ufficio in tutta la sua magnificenza. Ovviamente l’indirizzo che ci hanno dato non è esatto ma qui funziona così, in modo approssimativo: danno un’indicazione di massima. Giriamo un paio di sportelli e poi e finalmente riusciamo a rendere le tessere. Ci restituiscono 146 yuan. Se si pensa che ne avevamo pagati 200, se ne deduce che abbiamo girato in lungo ed in largo per Kunming per la modica spesa di 54 yuan (circa 6 euro) in due.
Riusciamo a trovare, senza complicazione un autobus che ci riporta vicino all’hotel. Siamo senza tessera e infiliamo nella cassetta accanto all’autista due banconote da uno yuan.
Mi è ritornata quell’antipatica indisposizione che mi impedisce di cenare. Ho un po’ di paura perché se dovessi avere la febbre sarebbero guai domani all’aeroporto. Vorrei evitare la pur interessante esperienza di un ricovero forzato in un ospedale cinese.
Mercoledì 12 agosto 2009
Oggi si parte per la nostra amata Hong Kong. Trascorriamo la mattinata in camera a preparare le valigie. Alle 18 atterriamo ad Hong Kong e passiamo senza problemi i controlli medici. Piove.Dopo esserci registrati in hotel usciamo per cercare qualcosa da mangiare che sia compatibile con le mie condizioni gastrointestinali. Praticamente è un giorno e mezzo che non mangio. Probabilmente il turismo estremo non paga, soprattutto quando non si è più giovincelli. Troviamo un Pizza Hut che risolve i nostri problemi. Ho stranamente fame e riesco a mangiare un paio di fette di pseudo pizza e mi spiace lasciare il resto.
Ad Hong Kong c’è un caldo afoso ed un’umidità che tocca il 90 percento così in ogni luogo, persino nei sottopassi l’aria condizionata è tarata a livello “ibernazione”. Occorre avere sempre a disposizione un golf da indossare appena si entra in ogni luogo per evitare di morire congelati e togliere appena si esce per evitare di morire di caldo.
Giovedì 13 agosto 2009
Stanotte c’è stato temporale e stamani piove. Del resto siamo nella stagione dei tifoni e giusto uno, Morocot, in questo periodo sta facendo danni in varie parti della Cina.
Primo scopo di questa mattina è quello di acquistare la tessera di libera circolazione sui mezzi della città. Scendiamo nella metropolitana e, con estrema facilità ed in breve tempo, per 300 HK$ otteniamo due fiammanti Octopus Card e ci sentiamo i padroni della città.In HK il costo dei trasporti è leggermente più alto e si paga per il tragitto che si compie. Basta avvicinare la tessera all’apposito display all’entrata della metropolitana ed all’uscita. La macchina infernale calcola il tragitto e sul display compare il costo della corsa e il saldo a disposizione. Sugli autobus invece occorre schiacciare la zona che si vuole raggiungere e viene scaricato automaticamente l’importo.
Il secondo impegno è quello di cercare il famoso traduttore per Claudio. Entriamo ed usciamo dai negozi di elettronica che, insieme alle gioiellerie popolano la Nathan Street finchè non riusciamo a trovare quello che interessa.
Dopo una breve trattativa, riusciamo a strappare un buon prezzo e il file delle istruzioni in inglese che, tramite loro computer, spediamo direttamente al nostro indirizzo mail.
Terza meta è il Jade Market, il mercato delle giade ed altre pietre dove mi interessa trovare delle pietre per le mie collane.
Tentiamo di prendere l’autobus ma non è una cosa facile. Dobbiamo capire come funziona per cui decidiamo di arrivarci a piedi. Il mercato della giada è sempre molto affascinante. Non si fa in tempo ad entrare nel padiglione che si viene letteralmente assaliti dagli espositori che vogliono vendere a tutti i costi.
Ci fermiamo al banchetto di una simpatica ragazza. Dopo una discreta contrattazione mi aggiudico tre collane di lacca, tre fili di perline ed un bellissimo filo di lapislazzuli ad un prezzo veramente stupefacente. Mi ripropongo di tornare perché ho adocchiato pietre molto interessanti.
Per pranzo ci fermiamo in un ristorante di strada dove mangiamo del manzo con verdure e riso fritto con manzo e verdure. Non c’è più segno della mia indisposizione. Credo che alla fine si sia trattato di una intolleranza a qualche strano ingrediente della cucina dello Yunnan che mi ha causato i problemi gastrointestinali.
Ritorniamo sempre a piedi lungo la Nathan dribblando i venditori di abiti su misura e quelli di copie di Rolex e fermandoci ad ammirare le rutilanti gioiellerie che hanno in vetrina gioielli per emiri e brillanti grossi come noci. Il più grosso che ho visto era di 10,67 carati.
Per cena ci perdiamo nelle strade vicine all’hotel: è troppo bello girare per le stradine superaffollate. Troviamo un ristorante carino nel quale servono ravioli e noodles. Ordiniamo una zuppa con pollo e noodles che si rivela essere superba e dei ravioloni verdi che saranno però al di sopra delle nostre capacità “ingurgitative”, peccato.
Anche stasera abbiamo perso lo spettacolo di “luci e suoni” sulla baia ma poco importa. Sono cinque volte che veniamo ad HK e per cinque volte l’abbiamo perso. Che sia un augurio per ritornarci una sesta volta? Ci fermiamo, sulla via del ritorno a guardare la baia. Stare seduti a guardare l’isola di HK dall’altra parte della baia, con tutti i suoi grattacieli illuminati e navi e pilotine che solcano il mare è uno spettacolo che ogni volta toglie il fiato. E’ come una meditazione che fa sentire meglio.
Rientriamo in hotel seguendo il lungo mare (meglio sarebbe lungo baia) affollatissimo e qua e là percepiamo idiomi che provengono da ogni parte del mondo per venire ad ammirare questo stupendo spettacolo.
Venerdì 14 agosto 2009
Anche stamani siamo stati svegliati dal temporale e da un fortunale. Niente comunque può fermarci. E’ in programma una visita nei Nuovi Territori e questa faremo. L’agenzia viaggi, per un errore ci ha inserito questa visita. Saremo accompagnati da una guida. Noi che conosciamo Hong Kong come le nostre tasche, accompagnati da una guida…..Vabbè, visto che piove ci fa anche comodo andare con l’auto anziché con i mezzi pubblici.
Iniziamo, tra uno scroscio e l’altro, con la visita del tempio di Chi Lin ed i Nan Lian Gardens.
Continuiamo la visita presso l’interessatissimo Wetland Park, pieno di piante subtropicali e di punti di osservazione del passaggio degli uccelli.
Per pranzo ci portano in un orribile ristorante vicino al nostro albergo. Peccato che il programma della gita contemplasse la visita di un villaggio di pescatori con relativo pranzo. Abbiamo aspramente protestato e lasciato la guida un tantino irritati.
Il pomeriggio lo trascorriamo in hotel. L’afa è addirittura insopportabile. Ci pare di vivere immersi in una vasca da bagno e si rischia di rimanere stecchiti ogni volta che si entra in un edificio con l’aria condizionata messa al massimo.
Prima di cercare un posto per andare a cenare, finalmente ci concediamo il famoso spettacolo di luci e suoni sulla baia. Più di 40 edifici da una parte all’altra della baia giocano con luci colorate e laser al suono di musiche.
Sabato 15 agosto 2009
Stamani inauguriamo la nostra Octopus Card per arrivare nei Nuovi Territori. Stavolta siamo da soli senza guida e ci organizziamo a nostro piacimento. Scendiamo dalla metropolitana alla fermata Ping Shan per percorrere un breve tragitto dell’Heritage Trail, il sentiero che collega diversi resti e monumenti storici.
Il caldo e l’umido sono insopportabili a tal punto che dobbiamo fermarci ad acquistare una t-shirt perché quella di Claudio è completamente zuppa di sudore. Decidiamo anche di non fermarci a pranzo. Sulla via del ritorno, in un supermercato acquistiamo della frutta per reintegrare un poco i sali minerali persi. Una sosta al Kowloon Park per consumare il piccolo pasto ci ridà le forze per rientrare in hotel
Domenica 16 agosto 2009
Giornata caldissima ed ovviamente un’umidità insopportabile. Non riusciamo a fare tutto quello che vorremmo ed anche quel poco che facciamo non riusciamo a goderlo in pieno. Decidiamo di ritornare con l’autobus al mercato delle giade per altri acquisti. Il gentile venditore ci fa sedere su dei piccoli sgabelli e ci mostra la merce come se si trattasse di un tesoro. Mi lascio affascinare da dell’agata grigia del Botswana, da ametiste ed altre pietre colorate insieme a particolari pietre di lapislazzulo. Esco contenta con il mio piccolo tesoro e ci buttiamo alla ricerca della baracca-ristorante dove due anni addietro abbiamo mangiato magnificamente. Tutto passa, tutto evolve ed il ristorantino non esiste più come non esistono più i piccoli ristoranti sulla Canton Road dove si potevano mangiare immensi piatti di noodles. Al posto dei ristoranti ci sono Prada, Armani, MiùMiù, Chanel, Versace, Loius Vuitton e amici. Peccato……
Saliamo allora sulla metropolitana per rientrare visto che è impossibile muoversi per il caldo.
Ovviamente sulla metro si gela. Scendiamo al Kowloon Park e, prima di entrare nel parco ci fermiamo in un posto dove vendono frullati e macedonie e ci concediamo una macedonia gigante. E’ assolutamente fuori discussione mangiare altro.
Il resto del pomeriggio lo trascorriamo in camera. Dobbiamo pur rimetterci prima di affrontare la soffocante serata. Per cena riusciamo a trovare una bettola dove ci concediamo degli ottimi noodles in brodo con manzo, pollo al vapore e riso fritto.
Prima di rientrare, l’irrinunciabile passeggiata sulla baia.
segue....
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lunedì 14 settembre 2009
Diario Cinese (sesta parte)
Giovedì 6 agosto 2009
Dopo tre autobus ed un minibus arriviamo alle Colline Occidentali, la nostra meta odierna per visitare il tempio buddista di Huating e quello di Tai Hua. Gironzoliamo nella pace dei templi, scattato foto ed acquistato un cd di musica buddista.
A pranzo capitiamo in un lurido ristorante. Non sto a specificare il colore dello straccio che usano per pulire i tavoli. All’origine sicuramente era bianco. Provvediamo a pulire tavolo e sedie con amuchina. Le stoviglie comunque sono tutte incellofanate e sterilizzate. Mangiamo soia con mais, fagioli, melanzane e zuppa di crescione.
La gita dovrebbe proseguire fino alla “Porta del Drago” un tempio scavato nella roccia ma l’idea di fare 300 scalini ci fa desistere. Preferiamo fare una breve passeggiata e poi prendere un minibus che ci porti alla stazione degli autobus. E’ un bus senza numero, di quelli che “partiamo quando siamo pieni”. Per fortuna i cinesi sono tanti e riusciamo a partire in tempi ragionevoli.
Per strada, malgrado il bus sia pieno, l’autista continua a fermarsi a far salire delle persone che vengono fatte sedere su una panca sistemata nel corridoio e quelle in eccedenza fanno il tragitto in piedi, cosa vietatissima per i bus non di linea.
Più avanti, in vista di un controllo di polizia gli eccedenti vengono fatti scendere senza tanti complimenti ed il bigliettaio, l’unico ancora in piedi, si stende sul pavimento fino a quando passiamo il posto di controllo.
Per cena ritorniamo al ristorante della “non mancia”. E’ comodo, ci conoscono e noi riusciamo a mangiare decentemente.
Venerdì 7 agosto 2009
In Cina, i parchi sono immensi e la gente li frequenta volentieri un poco perché le case sono molto piccole e la gente ama stare fuori ed un poco perché il cinese ama moltissimo l’aggregazione. Quest’oggi visiteremo il parco Da Guan la cui entrata è stranamente a pagamento.
Vialetti circondano un lago pieno di barche che si possono noleggiare e qua e là si vedono dei gruppi che si dilettano nelle loro occupazioni preferite. Un gruppo di signore danza facendo volteggiare rossi ventagli e alcuni studenti di Tai Chi ascoltano attenti le spiegazioni di un anziano maestro. In un vialetto un uomo suona il violino ed un’anziana signora che sta passeggiando, si ferma ed intona una canzone seguendo le note.
Famigliole accompagnano amorevolmente i loro anziani mentre i nonni si occupano dei nipotini.
Vengo fermata da una ragazza che vuole fare una foto con me.
Strada facendo ci fermiamo vicino ad un piccolo padiglione ad ascoltare un uomo che suona uno strumento tradizionale mentre due anziane signore cantano arie dell’Opera di Pechino. Quando si accorgono della nostra presenza ci invitano caldamente ad unirci a loro e ci costringono a sederci al loro posto, su dei cuscini lavorati all’uncinetto poi si esibiscono per noi e poi parlano con grande foga con Claudio.
Chiedono poi a noi di cantare qualcosa. Claudio si rifiuta ed è meglio così perché è così stonato che se cantasse metterebbe a serio rischio i rapporti diplomatici Italia – Cina. Visto che non possiamo esimerci, tocca a me l’onore e l’onere di rappresentare l’Italia e, dopo un breve attimo di terrore nel quale la mente non riesce a mettere insieme il titolo di una canzone, non trovo di meglio che cantare “Oh mia bela madunina” raccogliendo la mia bella parte di applausi.
E’ stato un momento così intimo e irripetibile e ci è spiaciuto doverci salutare.
All’uscita dal parco saliamo su un bus per poter andare a visitare una grandissima libreria ma per entrare scopriamo che dobbiamo lasciare in un armadietto i nostri zaini. Niente da fare. Non vediamo perché dovremmo fidarci di loro quando loro non si fidano di noi per cui facciamo dietrofront e ce ne andiamo a cercare in posto dove mangiare. Ci fermiamo in uno street restaurant, un ristorante di strada. E’ un posto senza pretese dove si ritrovano i commessi dei negozi a pranzo. Ordiniamo del riso fritto e del maiale con verdure. Le porzioni sono così abbondanti che non si riesce a terminarli.
Il pomeriggio lo dedichiamo al riposo in albergo dato che ho la fortuna di essermi beccata la fastidiosa “malattia del viaggiatore”. La sera ospitiamo a cena Wencan ed il suo capo, Ma in un delizioso ristorante “La gare du Sud”, una vecchia stazione ferroviaria costruita dai francesi durante la colonizzazione. Io mi accontento di pollo lesso e del riso bollito e scondito mentre mi vedo passare davanti al naso dell’insalata con olio di sesamo, zucca bollita con altre verdure, formaggio di capra alla piastra e una deliziosa anatra alla pechinese su un letto di patate fritte e salsa. Deliziosa perché ne assaggio un paio di pezzi. La deliziosa serata è rovinata da un inatteso acquazzone.
Sabato 8 agosto 2009
Oggi è la giornata giusta per andare al giardino botanico. Facciamo una lunga passeggiata tra migliaia di piante sotto un sole implacabile. Fa anche molto caldo.
Al ritorno prendiamo un autobus che ci porta ad una stazione di bus per prendere quello che ci porterà allo Yuantong Temple ma visto il caldo opprimente, preferiamo prendere un taxi. Le distanze in città sono lunghissime ed occorre cambiare diversi bus che durante il fine settimana sono strapieni.
Prima di entrare nel tempio ci fermiamo a pranzare nell’attiguo ristorante vegetariano.
A fianco del ristorante c’è il tempio buddista. Per la maggior parte è in ristrutturazione. Beh, proprio in ristrutturazione non direi perché demoliscono e ricostruiscono ex novo con nuovi materiali. Credo che il termine “restauro conservativo” non sia incluso nel vocabolario cinese.
C’è un’infinità di gente che brucia incensi e prega. Non mi piace molto questo tipo di buddismo. E’ tutto un pregare per esaudire desideri, per avere fortuna e più paghi e più offri più ottieni. Decisamente molto diverso dal più spirituale e povero buddismo tibetano.
Alla fine della visita risaliamo su di un taxi per rientrare in hotel.
Prima di cena facciamo una passeggiata in centro ed andiamo in libreria ad acquistare un disco di musiche cinesi.
Ritorniamo poi nel ristorante davanti all’albergo e ordiniamo del riso con patate, panini al vapore, pollo con anacardi e riso in brodo di pollo.
Domenica 9 agosto 2009
Ultima giornata con Wencan. Da domani fino a mercoledì,giorno della partenza per Hong Kong saremo completamente soli. Ora cominciano le vere vacanze.
Il bus di stamani ci porta alla solita stazione degli autobus per prendere quello che ci porterà alle sorgenti calde di An Ning Wen Quan ed al tempio Cao Xi Si.
Arriviamo alla stazione termale dove non c’è nulla se non qualche hotel superlusso. Non ci sono nemmeno mezzi che portano al tempio per cui dobbiamo andarci a piedi. Il tempio si vede da lontano e la distanza pare molto lunga ma contrariamente alle apparenze, raggiungiamo la destinazione abbastanza in fretta.
Visitiamo il tempio pieno di persone che, come al solito bruciano incenso a tonnellate.
Ormai, dopo aver visto tanti templi, non ci soffermiamo più di tanto e decidiamo di scendere in paese per vedere se c’è qualcosa d’altro da vedere. Sulla via del ritorno si ferma accanto a noi un minibus e l’autista, che tra l’altro parla un ottimo inglese, ci offre il passaggio in città. E’ molto contento di averci incontrati e lo è ancor di più perché scopre che siamo italiani e gli ricordiamo i tempi in cui lavorava per il settore della moda accompagnando i compratori cinesi a Milano.
Ci lascia vicino ad un hotel dove saliamo su un taxi che è in attesa di un cliente ritardatario e ci porta alla fermata dell’autobus per il ritorno. Prima di andare a dare un’occhiata in giro, facciamo i biglietti per il ritorno per evitare che tutti i posti vengano venduti e si debba aspettare l’autobus successivo.
Passeggiamo per il paese desolatamente vuoto. Arriviamo fino al luogo dove si trova la prima fonte termale scoperta. L’acqua sgorga a 45 gradi e le persone passano il tempo nelle piscine, un po’ come alle nostre terme.
Di differente c’è che non c’è tutto il corollario che troviamo nelle nostre città termali. Qui ci sono solo alberghi e neppure un negozio. Ah, no, in un’immensa piazza c’è un incredibile monumento. Un po’ come una cattedrale nel deserto.
Pranziamo in un bugigattolo dove due signore cucinano quello che scegliamo. Prendiamo dei noodles e un piatto di patate arrosto.
Alle 13,30, puntualissimo il nostro autobus riparte.
In albergo salutiamo Wencan. Passerà mercoledì per accompagnarci all’aeroporto.
La sera ritorniamo a cenare alla Gare du Sud. Ordiniamo praticamente gli stessi patti della volta scorsa che io riesco finalmente a mangiare. Mi godo l’anatra alla pechinese o anatra laccata pensando a mio padre. Se ci fosse stato lui, avremmo lottato fino all’ultimo pezzo. La peculiarità di questo piatto è che dell’anatra si mangia solo la pelle croccante e dorata che si immerge in una salsa e poi si avvolge in una sottilissima crèpe. D-E-L-I-Z-I-O-S-A.
Lunedì 10 agosto 2009
Oggi siamo finalmente liberi da impegni. Il nostro intento è di trascorrere un’intera, rilassante giornata al Parco del Lago di Smeraldo. Ci avventuriamo a prendere l’autobus da soli. Prendiamo il 26 e, dopo solo quattro fermate crediamo di essere arrivati a destinazione. Cerchiamo di orientarci con l’approssimativa cartina e, come per miracolo, arriviamo al parco.
Non facciamo in tempo a varcarne i cancelli quando sentiamo in lontananza il suono di una banda. Ci precipitiamo fuori dal parco fino ad una piazza adiacente. E’ in atto l’inaugurazione di qualche cosa che, a detta di Claudio, dovrebbe essere un’esposizione. La banda è addirittura quella dell’esercito. Ad un certo punto arrivano gli “alti papaveri”…..banda, discorsi alle maestranze allineate in gruppi con divisa variamente colorate. A questo punto il nostro lavoro di osservazione è terminato e possiamo ritornare al arco per prenderci il meritato riposo.
Camminiamo prima tra le stradine piene di persone che svolgono le attività più svariate dal canto al ballo al Tai Chi alla musica.
Troviamo poi un posto tranquillo dove sederci a leggere e guardare il mondo che passa tranquillo intorno a noi. All’ora di pranzo dobbiamo affrontare il solito problema della lingua. Tutto è scritto in cinese per cui optiamo per due gigantesche coppe di mediocre gelato che mangiamo in riva al laghetto mentre osserviamo una coppia d’anatre che nuota avanti ed indietro e si ferma di tanto in tanto per dedicarsi ad una scrupolosa pulizia.
Tanta tranquillità viene interrotta da un vociare concitato. Un poliziotto si fa consegnare dai passanti dei volantini pubblicitari che erano stati distribuiti. Ad alcune persone li strappa addirittura con malagrazia.
Ci avventuriamo poi, catturati dai vari rumori, a seguire i vari eventi che si stanno svolgendo. In una piazza attempate signore suonano rossi tamburi. Sotto un bersò un insegnante di canto istruisce almeno una cinquantina di cantanti ognuno con in mano il proprio foglio di musica. In un altro padiglione anziani suonano e cantano le tanto amate arie dell’Opera di Pechino mentre più in là c’è una piccola scuola di danza. Lungo il fiume si riuniscono i suonatori di musiche popolari.
Tutti i partecipanti alle attività sono anziani. I giovani preferiscono stare seduti a guardare il telefonino. Temo che queste attività andranno via via a sparire lasciando spazio all’incomunicabilità.
Dare la caccia a cantanti, suonatori e danzatori ci ha stancato. E’ un duro lavoro……così riprendiamo con nonchalance l’autobus 26 e torniamo in hotel a riposare un poco prima di cena.
Prima di dedicarci all’impresa di cercare un posto per cenare, andiamo al Carrefour per qualche spesa e al solito banchetto per telefonare a casa. Ormai appena ci vedono, sorridono e dicono: Italì?
Decisamente non abbiamo voglia di cercare un nuovo posto per mangiare quindi ritorniamo al solito ristorante, quello della non mancia e riordiniamo sempre le solite cose: zuppa con verdure, riso, soia saltata e maiale con verdure. Purtroppo anche le solite cose cambiano e, nella buonissima zuppa con verdura anziché pasta hanno messo dello schifosissimo tofu fresco. Bah, cosa che capitano....segue......
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lunedì 7 settembre 2009
Diario Cinese (quinta parte)
Martedì 4 agosto 2009
Questa mattina piove che dio la manda. Un acquazzone tropicale con annesso temporalone.
Tanta acqua comunque non ci ferma e proseguiamo con il programma che prevede la visita al giardino botanico e quella al Pozzo del Drago Nero. Per arrivarci dobbiamo prendere i soliti due bus.
Visto che piove molto, iniziamo la visita del Pozzo del Drago e del Tempio collegato. Il paesaggio, malgrado la pioggia è suggestivo. Visitiamo il Pozzo dove sguazzano centinaia di pesci ed i vari padiglioni del Tempio immersi nell’inebriante profumo degli osmanthus.In un padiglione un anziano maestro è a disposizione (a pagamento) per interpretare la predizione che si ottiene scuotendo una scatola di bastoncini fino a che ne cade uno su cui vi è indicato un numero. Il numero corrisponde ad un foglietto su cui è scritta la predizione.
Prima si accendono tre incensi e si fa una breve preghiera. Io ci provo. Non è facile scuotere la scatola per fare uscire solo un bastoncino, alla fine ci riesco.
Il maestro cerca il foglio che corrisponde al numero del bastoncino, lo legge e mi dice che ho una fortuna “medio-bassa” e che devo stare attenta a qualunque cosa faccio. Maddai……..
Il “master”, letta la delusione sul mio viso, decide di regalarmi un’altra predizione. Accende tre incensi, alza al cielo la scatola, la pone sulla fronte e poi me la consegna affinchè proceda allo scuotimento. Ricompare la stecca numero 17 e la stessa fortuna “medio-bassa”. Non c’è proprio nulla da fare. Inutile procedere oltre, credo che rimarrò con la mia fortuna medio-bassa che è sempre meglio di quella bassa-bassa.
Per pranzo ci fermiamo nel ristorante del tempio dove gustiamo del pollo al sedano, manzo con lattuga, zuppa di cavolo e riso.
Visto che continua a piovere, rimandiamo la visita al giardino botanico a tempi migliori e decidiamo di ritornare in hotel.
Prima di cena Claudio vuole provare l’esperienza del parrucchiere cinese. Vicino all’albergo ce n’è giusto uno. Quando entriamo lui viene amorevolmente preso sotto le ali della shampista e del parrucchiere.Verrà rilasciato dopo circa un’ora con un taglio decisamente bello. Nel frattempo io vengo fatta accomodare in una comoda poltrona e sono oggetto di continue attenzioni da parte del personale che ogni volta che passa davanti a me mi chiede se ho bisogno di qualcosa.
Dopo aver pagato la stratosferica cifra di 60 y, veniamo accompagnati alla porta da quasi tutto il personale che ci saluta sorridendo.
Soddisfatti ora dobbiamo cercare di sostituire l’obiettivo della macchina fotografica che si è rotto. Riusciamo a trovarlo in un grande magazzino ma non accettano il pagamento con la carta di credito per cui siamo costretti a rientrare in hotel per cambiare dei soldi.
Alla fine riusciamo a concludere la transazione ma l’obiettivo ci viene consegnato senza imballaggio né ricevuta. Speriamo in bene.
Tanto avanti ed indietro ci ha fatto venir fame per cui ci fiondiamo nella Food Hall che è proprio davanti al negozio e mangiamo un gran piatto di noodles con verdure.
Mercoledì 5 agosto 2009
Il programma di oggi è la visita al Lago Fuxian. Dovremo prendere più mezzi. Qualche dubbio? Un primo bus che dovrebbe portarci alla stazione degli autobus dal quale partirà un altro autobus che ci porterà a prenderne un terzo per il lago, ci lascia a parecchia distanza dal punto di arrivo a causa di lavori stradali che vedono la strada tutta sottosopra.
Facciamo un’impietosa gimkana tra i lavori stradali in una strada impercorribile ed infangata per il temporale di ieri. Passiamo poi in una strada ai cui lati c’è una fila interminabile di negozi che vendono oggetti di carpenteria, praticamente un immenso Castorama stradale. Dopo un paio di chilometri, ci manca solo di passare sotto il ponte della ferrovia e siamo arrivati ma, a causa dell’abbondante pioggia di ieri il passaggio è completamente allagato.Le soluzioni sono due: guadare o arrampicarsi sulla scarpata della ferrovia ed attraversare i binari per scendere dalla parte opposta. Questa soluzione è la più gettonata dalla moltitudine. Noi siamo sul punto di gettare la spugna quando scorgiamo un uomo con una bici con attaccato un carrettino che si offre, per 1 y a testa, di traghettarci dalla parte opposta. Così, un esile uomo ha tirato tre persone, due delle quali un poco sovrappeso, affondando nell’acqua fino alle cosce per soli 3 yuan. Come per scusarci, gli abbiamo lasciato qualcosa di più. Non abbiamo fatto in tempo a scendere che l’onda di ritorno di un bus che è passato a velocità sostenuta ci ha investito in pieno. Ci siamo ritrovati con l’acqua alle caviglie tra l’ilarità degli astanti. Noi siamo rimasti come “quelli della Mascherpa”, come si dice a Milano. Non so che cosa fosse successo a quelli della Mascherpa ma credo che l’espressione della loro faccia, doveva essere esattamente come la nostra.
Dopo un attimo di sconforto che ci ha suggerito di abbandonare e ritornare in albergo, abbiamo deciso di continuare. Siamo così arrivati alla stazione dei bus con i piedi che facevano sciff sciaff nelle scarpe.
Saliti sul bus, abbiamo tolto scarpe e calze, riempito le scarpe di fazzoletti di carta ed abbiamo fatto tutto il viaggio a piedi nudi tra l’indifferenza degli altri viaggiatori.
Strano quel bus. Poco dopo la partenza si è fermato in mezzo alla strada perché un motociclista si è affiancato per consegnare all’autista una lettera espresso da consegnare a destinazione. Poco più avanti sul ciglio della strada degli individui si sbracciano per farci fermare. Quando l’autista si ferma, vengono fatte salire tre grosse scatole contenenti dei pulcini pigolanti.Ancora qualche fermata per caricare altre persone e poi via per 50 chilometri allietati dall’incessante pigolio dei pulcini.
Lungo la strada ammiriamo migliaia di serre per la coltivazione di verdure, campi di tabacco ed altre coltivazioni. Nei campi i contadini lavorano tranquillamente ed il tutto trasmette serenità.
Arrivati a destinazione dobbiamo salire su un altro piccolo bus per arrivare finalmente al lago. Nell’attesa della partenza, la bigliettaia, che deve anche essere la moglie dell’autista, lavora a maglia.Anche questo bus fa parecchie soste per caricare persone. Spettacolare una fermata: ci sono tanti minuscoli seggiolini colorati a disposizione dei passeggeri in attesa.
Ad ogni fermata salgono i personaggi più disparati: muratori con i loro attrezzi in un secchio di plastica, contadine con enormi sacchi di patate e cartocci di uova acquistati al mercato, uomini con delle immense pipe ad acqua.
Finalmente arriviamo al lago. Per entrare in città, dobbiamo pagare 10 y a testa perché è un posto fortemente turistico. Facciamo una passeggiata sulla spiaggia vuota perché il lago si anima nei fine settimana. Durante la passeggiata Wencan incontra un suo ex collega, ora in pensione che si trova al lago in vacanza con la sua famiglia e quella dei suoi fratelli. Per noi i tre fratelli, appassionati di musica e con gli strumenti al seguito (due violini ed un sassofono) hanno suonato un paio di canzoni occidentali ed una tradizionale cinese.
La moglie di uno dei fratelli sta praticando Tai Chi ed io unisco a lei comprendendo, con delusione, che la strada che devo percorrere è ancora molto lunga. A riesce a farmi comprendere quello che devo modificare ed approfondire.
La passeggiata e le emozioni della mattinata ci hanno procurato un discreto appetito. Per pranzare non c’è che l’imbarazzo della scelta: lungo la strada ci sono tantissimi ristoranti. In quello che scegliamo mangiamo degli ottimi pasci di lago fritti, gamberetti al vapore, una strana verdura della quale non c’è corrispondente da noi chiamata “testa di freccia” e dell’ottimo riso con patate.
Il ritorno è senza sorprese solo che all’arrivo, per evitare di guadare sotto il ponte, prendiamo un taxi che ci porta direttamente all’hotel.
Prima di cenare andiamo a fare spesa in un immenso Carrefour in centro e per cena questa sera ci concediamo una mediocre pizza da Pizza Hut.
segue.....
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venerdì 4 settembre 2009
Diario Cinese (quarta parte)
Sabato 1 agosto 2009
Ci alziamo presto per andare a visitare, prendendo due autobus, il mercato dei fiori di Dounan, il secondo mercato dei fiori del mondo. Vengono movimentati 6 milioni di yuan al giorno. Purtroppo quando arriviamo noi, alle 8,30 c’è poco o niente da vedere in quanto il mercato apre alla 1,30 del mattino e le vendite alle 5.
Ci consoliamo ad osservare la sontuosa decorazione di un paio di limousines che vengono usate per i matrimoni.
Lasciato il mercato, prendiamo un piccolo taxi che ci porta al mercato delle verdure di Cheng Gong. Ci perdiamo tra le moltissime bancarelle che offrono frutta e verdura a noi sconosciute, tofu, spezie, carni ed interiora, anatre, galline, pesci vivi.
Con un autobus ed un taxi andiamo poi a visitare il villaggio di Guan Du dove ci fermiamo a pranzare. Nel piccolo ristorante bisogna prima pagare alla cassa 10 yuan a testa e ci vengono consegnati dei bigliettini con segnati differenti importi. Come in un self service, scegliamo i piatti ed ad ogni scelta viene ritirato il bigliettino con il costo del piatto.
Se non si usano tutti i bigliettini, alla fine, verranno ritirati dalla cassiera che rimborserà la cifra non spesa.
Scegliamo delle patate arrosto, zuppa di noodles, del tofu fermentato e delle palline di riso glutinoso con marmellata. Dei 30 yuan pagati all’inizio ce ne restituiscono 12.
Ritorniamo presto in hotel. Viaggiare in autobus è faticosissimo e ci meritiamo un poco di riposo.
Nel tardo pomeriggio facciamo un giro nel centro per vedere la parte vecchia della città ma ahimè la stanno demolendo. Ci fermiamo in un negozio di elettronica per cercare un traduttore elettronico che pare sia indispensabile per gli studi di Claudio ma è un’impresa alquanto difficile. Nessuno parla inglese e capiscono poco il cinese di Claudio.
Con molta buona volontà e l’intervento di buona parte dei commessi che, incuriositi ci hanno accerchiato, riusciamo ad arrivare ad un buon punto ma dobbiamo fermarci quando scopriamo che le istruzioni del prodotto sono solo in cinese.
Lo stesso succede nella grande libreria nella quale entriamo a curiosare. Decidiamo pertanto di rimandare la ricerca ad Hong Kong.
Facciamo un giro per i quattro piani del negozio. Ci fermiamo a cercare cd di musica tradizionale cinese, a guardare i libri di calligrafia e di pittura e ci accorgiamo che su ogni gradino delle scale c’è seduto un giovane che legge un libro. Lo stesso succede tra gli scaffali dei libri dove, seduti per terra, moltissimi ragazzi leggono libri.

Per cena decidiamo di andare in una Food Hall, un grande luogo pieno di miniristoranti ai lati ed in centro delle tavolate alla quali sedersi per mangiare dopo che si è ordinato.
Prendiamo due porzioni abbondanti di noodles saltati con verdure ed una porzione di ravioli. Qui paghiamo veramente un’inezia: 26 y. Terminiamo la serata concedendoci un gelato Haegen Daz e spendiamo più che per quattro pasti 106y.
Domenica 2 agosto 2009
Quest’oggi è prevista la visita del Tempio d’oro e per arrivarci dobbiamo prendere due autobus. Claudio riesce a fare una bella chiacchierata con due anziani ai quali lui e Wencan hanno ceduto il posto. I due vecchietti tra lo stupito ed il compiaciuto hanno molto apprezzato la conversazione con grande gioia di Claudio.
Per visitare il tempio, dobbiamo affrontare una salita di 1000 scalini che poi si rivelano essere 365 (contati uno per uno dalla sottoscritta) più circa un centinaio per visitare le varie parti comprese le maestose serre di piante grasse e non.
Davanti alla Torre della Campana parecchie persone sono radunate per cantare e ballare, altre praticano Tai Chi, altre ancora cantano e sferruzzano.
Sulla Torre della Campana due studentesse mi salutano timidamente in inglese ed io mi fermo volentieri a scambiare quattro chiacchiere con loro.
Non mi lascio scappare l’occasione di suonare la campana e la signora che si occupa di riscuotere i soldi che occorre pagare per poterla suonare, mi regala una medaglietta che rappresenta la dea Guanyin la dea della misericordia e della pace. E’ incredibile il successo che riscuotiamo tra i cinesi.
Claudio invece riesce a fare una piccola conversazione in cinese con un inglese che però lo studia da 10 anni…….Il tutto tra le facce stupite dei cinesi che sentono due occidentali parlare il loro idioma.
Per arrivare al villaggio di contadini sul lago artificiale dove pranzeremo, anziché l’autobus ci serviamo di un taxi. Nel ristorante non c’è neanche un menù scritto quindi, per capire qualcosa, giriamo tra i tavoli e ordiniamo il cibo guardando quello che stanno mangiando gli altri avventori. Claudio ovviamente non perde l’occasione per scambiare alcune parole.
Ci viene detto che la cucina è piccola e quindi ci vorrà del tempo prima che la nostra ordinazione possa venir pronta per cui decidiamo di fare una passeggiata sul lago camminando su strade infangate ed arrampicandoci sui fianchi della diga.
Di ritorno dalla passeggiata e dopo un’abbondante attesa, alle 14,15 scopriamo che l’attesa è ancora lunghissima. Peccato perché i piatti che abbiamo ordinato dovevano essere interessanti. Decidiamo di andare a cercare qualche altro posto ma pare che in zona non ci siano altri ristoranti. Optiamo per una snack ma l’unica cosa che troviamo è un gelato e del tè. Siamo in piedi, fuori da quel buco di negozio ad attendere un bus che non si sa quando passerà. Taxi non ce n’è. Si potrebbe anche piangere.
Inganno la bollente attesa guardando dei ragazzi che si stanno ingegnando a costruire una specie di fiocina con dei pezzi recuperati chissà dove. Raddrizzano dei chiodi arrugginiti che legano in cima ad una canna di bambù con della corda vecchissima. Fa piacere vedere che riescono ancora a divertirsi con niente.
Claudio intanto si fa scrivere da Wencan dei nomi di piatti da chiedere al ristorante con la specifica del “non piccante”.
Io continuo a guardare la strada ma non compare nessun autobus e tantomeno un taxi. Mi chiedo se esista veramente.
Mi rassereno quando accanto a noi compare una signora che ci sorride e ci conferma che sì, l’autobus esiste ed arriverà tra poco e che anche lei lo sta aspettando.
Ebbene sì, l’autobus esiste e si ferma davanti a noi, apre le sue porte e finalmente abbandoniamo stanchi ed affamati quel posto alieno.
Ritorniamo al tempio dove troviamo, senza aspettare neanche un minuto l’autobus che ci riporterà davanti all’hotel.
Per cena, dopo inutili ricerche di un ristorante con un menu con almeno qualche immagine, ritorniamo in quello nel quale eravamo già stati (quello della cameriera che ci ha rincorso per portarci il resto che avevamo lasciato come mancia) e facciamo vedere quello che aveva scritto Wencan: zuppa di verdura, soia fresca saltata non piccante, noccioline saltate. Che furbata. Finalmente riusciamo a mangiare qualcosa di commestibile senza avere la bocca in fiamme.
Prima di ritornare in hotel ci fermiamo al solito banchetto per telefonare a casa.
Lunedì 3 agosto 2009
Quest’oggi abbiamo in programma di visitare le sorgenti del Fiume Perla, il terzo fiume più lungo della Cina. Per arrivare dobbiamo prendere il treno. I biglietti, di sola andata, per un’ora e mezza di tragitto, costano 24 y cad.
La stazione sembra una bolgia infernale. Migliaia di persone si agitano come formiche impazzite trascinando bagagli incredibili, comprese gabbie con criceti.
All’entrata, dopo il controllo dei biglietti anche le borse devono essere fatte passare sotto i raggi, come all’aeroporto.
L’attesa per salire sul treno avviene in una grande sala ed ogni treno ha settori delimitati. I posti sul treno sono numerati ed i biglietti vengono venduti fino ad esaurimento dei posti. Non sono accettati viaggiatori in piedi per cui è sempre meglio acquistare i biglietti il giorno prima.
All’apertura delle porta, come all’aeroporto, parte la gara per raggiungere la vettura ed il relativo posto assegnato.
Subito dopo la partenza del treno, gli inservienti passano a lavare il pavimento. Sul vagone pulitissimo, i sedili hanno poggiatesta di bucato, le finestre graziose tende di voile drappeggiate e dagli altoparlanti viene diffusa musica soft.
C’è un viavai di inservienti che passano a distribuire acqua calda che serve per rabboccare i thermos di tè che ogni cinese si porta appresso o che tirano carrelli che vendono cibo o che svuotano i cestini per i rifiuti. A controllare i biglietti sono in tre, accompagnati da un agente di polizia ferroviaria.
Le toilettes, contrariamente a quello che si vede in giro, sono pulite.
Si parte in perfetto orario e si arriva in anticipo.
Appena scendiamo dal treno, andiamo subito a comprare i biglietti per il ritorno. Si ripartirà con il treno delle 15.
Cerchiamo poi un bus che ci porti alla Montagna Fiorita dove vedremo le sorgenti del fiume ma pare che nessuno sappia dove si trova. Alla fine un autobus ci porta alla fermata dove c’è una piccola stazione di minibus che ci porterà al posto di partenza del bus che finalmente ci scaricherà alla Montagna Fiorita. Dopo aver scaricato in vari luoghi gli altri viaggiatori, l’autista del minibus si offre di accompagnarci a destinazione e di riportarci in stazione in tempo per il treno delle 15.
Raggiungiamo il parco nel quale dovrebbero trovarsi le benedette sorgenti e scopriamo che occorre anche fare una bella, lunga scarpinata in salita. Il mio umore sta variando di colore attestandosi sul nero notte. La salita sembra non finire mai ma alla fine ci arriviamo a vedere le famigerate sorgenti. Beh vedere mi sembra esagerato. Vediamo un blocco di marmo istoriato e pare che sotto ci sia la sorgente.
Il tempo di fare un paio di foto neanche tanto belle e l’obiettivo di Claudio si rompe.
Esiste un colore più nero del nero notte? Se esiste allora quello è il colore del nostro umore.
Uno sguardo all’orologio ci dice che non ce la faremo mai a ritornare in città in tempo per prendere il treno. L’autista guida come un pazzo a folle velocità ma per cinque minuti perdiamo il treno. In verità arriviamo alle 14,55 ma i cancelli chiudono cinque minuti prima della partenza del treno. Ad alimentare il nostro scontento è il fatto che la partenza successiva è alle 17. Riusciamo a cambiare i biglietti senza nessun sovrapprezzo né perdita. Non ci resta altro da fare che aspettare due ore seduti in sala d’attesa.
Alla fine abbiamo fatto centinaia di chilometri su strade ignobili, sbattuti da una parte all’altra, saltato un’altra volta il pranzo, rotto l’obiettivo della macchina fotografica, perso il treno, speso una barcata di soldi solo per arrivare in un posto dove non abbiamo visto nulla.
Alle 17 finalmente partiamo ed il viaggio è allietato da musica italiana anni 50-60.
La sera siamo troppo stanchi per girare per cercare da cenare e finiamo nel ristorante davanti all’albergo. Con nostra fortuna troviamo una cameriera che parla inglese così riusciamo ad ordinare cibo non piccante (pollo con anacardi, gamberetti fritti, frittelle di zucca e zuppa di cavolo.
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